Antichrist di Lars von Trier

Marito e moglie si amano appassionatamente. Quando il loro bambino, ancora ai primi passi, muore accidentalmente per un incidente domestico (cade dalla finestra di casa), il loro fuoco si spegne, com’è giusto che sia. Passa un mese e lei ancora si riprende dallo shock: suo marito, psicoterapeuta, fa uno strappo ai protocolli del mestiere e la tiene sotto osservazione. L’idea risolutiva è quella di andare a passare qualche giorno in una casa nel bosco, ma lì, nella solitudine e nell’inquietante mondo della natura, le condizioni psichiche della donna peggiorano fino al delirio, ed arriva la tragedia.

Presentato all’ultimo Festival di Cannes tra applausi e risa del pubblico (a quanto pare non s’erano messi d’accordo), quello che Lars von Trier (regista dei capolavori “Dancer in the Dark”, “Il Grande Capo” e “Dogville”) ha definito “il film più importante della mia vita”, è un’opera di difficile interpretazione, cervellotica, ma da un fascino tutto suo. Senza dubbio non lo vedremo mai in tv. Noiosissimo ma, stilisticamente parlando, il film può essere preso a modello d’insegnamento per il cinema psicanalitico con risvolti horror: sullo schermo assistiamo ad una messa in scena dei sentimenti di paura dei due protagonisti che si rispecchia con la scenografia, i suoni, il paesaggio. La fotografia sembra essere quella di un malato di mente, mentre il dolore attraversa le vie crude del sangue e della carne. Il regista danese è molto coraggioso nello spingersi al di là di uno sperimentalismo di genere e, in linea con la cultura visiva del cinema contemporaneo, inquadra l’oltraggioso (come la masturbazione di un pene che eiacula sangue, o la castrazione degli organi genitali femminili) che fanno veramente venire il voltastomaco come nessun horror americano di torture e assassini seriali aveva mai fatto. “Antichrist” è un’opera d’arte che indaga l’animo delle persone che cadono all’inferno: quanto disgusto nel percorso di questa strada. Anticipa di almeno vent’anni i canoni visivi del cinema horror che verrà. Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg praticamente perfetti.

 


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