Marco, anzi Marcolino è un uomo come tanti. Che vive una periferia come tante. Di una metropoli come tante.
Marco, un uomo. Corviale, una periferia. Roma, una metropoli.
Tra loro un filo rosso, spesso grigio, anzi ingrigito, attraverso cui si muovono personaggi meno silenziosi ma in egual modo importanti.
Faustino, Massimo e Federico sono tre giovani amici. L’espediente è il loro modus di sopravvivenza, tra coca e giri in motorino nel lungo chilometro del palazzo che fa da sfondo critico alla loro storia. Alla storia di tutti.
Glauco e Mauro sono granitici “boss” del Corviale. Con le loro donne-matrone a vivergli intorno.
Sergio è il più vecchio di tutti. Ha una bisca, un occhio nel centro di un palazzo che è sempre più simile ad un cerchio che si stringe, fino a risucchiare ogni azione, ogni via di fuga.
Questi i personaggi di Et in Terra Pax, lungometraggio d’esordio dei giovani registi italiani Daniele Coluccini e Matteo Botrugno, film che sarà presentato in concorso alla 67esima edizione del Festival di Venezia 2010 nella categoria Giornate degli Autori.
Un film crudo, secco come un bicchiere di vodka che fila via veloce per poi lasciarti il male in testa. Un film che è difficile catalogare tra le varie, possibili, inclinazioni di genere.
Et in Terra Pax non è un film sul degrado sociale, ma è un film di degrado sociale.
Et in Terra Pax, non è un film di denuncia, ma è un film riflessivo, interiore, intestino.
Da fastidio allo stomaco. Ma in modo talmente naturale e pulito che ci si ritrova morbosamente incollati all’evolversi di storie parallele, incrociate tutte dallo stesso segno: la periferia di Roma, il Corviale in particolar modo, che rappresenta realisticamente la periferia di ogni altra città. Sola.
Film pasoliniano, si potrebbe dire, dove il complimento è molto più che un semplice accostamento. Anche se, e questo è un pregio, Daniele Coluccini e Matteo Botrugno, sono riusciti nella complicata missione, di identificarsi come un prodotto (brutto dirlo cosi) del tutto innovativo. Nuovo.
Grande rispetto nel loro film per la memoria cinematografica dei Maestri dunque, ma la via intrapresa dai due registi è senza dubbio personale, privata di facili somiglianze o forzature stilistiche.
Et in Terra Pax è un film magro, smagrito anzi, nel senso più positivo del termine. Dove la magrezza è funzionale alla rappresentazione di un mondo che è interiormente magro. La periferia si racconta da sè, non ha orpelli. Non può averne.
Ottimo il cast, dove la forza espressiva è possiamo dirlo, notevole. Ughetta D’Onorascenzo (Sonia), conosciuta soprattutto in ambito teatrale, ci appare come una delle più promettenti attrici italiane della nuova generazione. Maurizio Tesei (Marco), personaggio chiave del film, è una tempesta di emozioni. Germano Gentile, Fabio Gomiero, Michele Botrugno, sono volti nuovi che crediamo resteranno a lungo negli occhi dello spettatore.
Sorprendente la colonna sonora, da cui il film trae il titolo, Et in Terra Pax di Antonio Vivaldi.
Prodotto da Kimerafilm e Settembrini Film, Et in Terra Pax è un’opera prima matura, lontana da una logica di “paraculaggine” propria di molti film che strizzano l’occhio alla denuncia.
Questa pellicola in sostanza, non ammicca, esprime.
Ciò che ci auguriamo in definitiva è che il giovane cinema italiano (sempre più low budget ma non per questo degradante) non venga anche in questo caso strozzato dalle logiche di mercato e nella speranza che la distribuzione italian possa permettere a tutti di confrontarsi con questa pellicola, vi lasciamo di seguito il trailer di Et in Terra Pax:




































