Eravamo stati avvisati: nel 2012 il mondo finirà. Secondo il calendario Maya, il ciclo naturale della Terra è destinato a finire il 21 dicembre 2012: distruzione, apocalissi e scomparsa di ogni forma di vita saranno destinati ad essere i protagonisti di questa storia.
Roland Emmerich aveva inaugurato questa forma di negativismo nel film “L’alba del giorno dopo”, film rivoluzionario per il genere del cinema catastrofico, in quanto avente una minaccia dai toni sovrannaturali. Come la natura: imprevedibile, mostruosa, distruggitrice.
Il tema della natura come nemico della razza umana è da ricollegarsi ai sentimenti della società che si sono creati nella transizione dal secondo al terzo millennio: vecchie storie come quella del millenium bug, della guerra nucleare post 11 settembre e via dicendo hanno tutte a che vedere con una forma di rassegnazione da parte delle nostre credenze, che non trovano più nessuno o alcuna cosa su cui fare affidamento per il futuro.
“2012” di Roland Emmerich sembrerà essere la madre di tutti questi film: il genere catastrofico è oggi un genero nero, inspiegabile, fortemente negativo e pessimista. L’esorcismo della paura, dalle parti di Hollywood, sembra essere caduto nel dimenticatoio.



































