Happiness di Todd Solondz: quando la felicità è una chimera…





Era il 1998 e nelle sale cinematografiche italiane (poche, come spesso accade per i buoni film d’autore), compare un titolo che per forza di cose strappava sorrisi: Happiness. La firma era quella di Todd Solondz e la storia, una disincantata e superba storia di segreti e complicazioni.

Happiness racconta la vita quotidiana delle sorelle Jordan, alle prese con delusioni, carriera, matrimoni apparentemente perfetti e con un nipote adolescente impegnato a giocare nell’avventura del sesso.
Gli attori? Ben Gazzara, Jared Harris, Dylan Baker,  Lara Flynn Boyle e Jane Adams.
Joy, musicista per hobby, precaria per lavoro, è alla disperata ricerca della felicità e della sua collocazione del mondo. Per questo da precaria del lavoro diventa, precaria nei rapporti di vita e sociali, fino all’incontro con un tassista russo, Vlad che le concederà l’ennesimo spazio per la delusione.
Trish, la sorella più grande è sposata con Bill, uno psichiatra pedofilo alla ricerca dell’assoluzione.
Helen, la più sensuale e riuscita delle tre sorelle Jordan, è una scrittrice di successo che si troverà a confrontarsi con un timido corteggiatore che ripiegherà poi a sua volta con una vicina di casa alquanto anomala ed improbabile e per di più, assassina.
Happiness è un quadro perfetto. Talmente perfetto da risultare spesso sgradevole, motivo per cui non fu accettato al Sundance Festival del 1998.

Happiness è un ritratto, piucchè un quadro. Un ritratto formidabile della società ed offre lo spunto della riflessione sulla moralità.

Sull’idea del valore e del suo rovescio. Un film relativista dunque che vede oggi la sua riesumazione grazie al sequel del film, Perdona e Dimentica, sempre a firma di questo grande genio che è Todd Solondz