Da appassionata del cinema dei fratelli Coen, non potevo non aver visto L’Uomo Che Non C’Era, il capolavoro con Billy Bob Thornton protagonista.
Un film girato in bianco e nero, omaggio al cinema noir dei primi anni ’50, ricco di soluzioni crepuscolari che citano la grande musica classica e le scuole di pensiero europee dello scorso secolo.
Chi ha bene in mente il film, ricorderà che ad un certo punto viene chiamato in causa il principio di indeterminazione di Heisenberg: “più si guarda un fenomeno da vicino attentamente – dice un avvocato nel film, “e meno ci si capisce”.
Un po’ grossolana come citazione scientifica di questo principio della fisica quantistica che, a mio dire, è il perno attorno al quale ruota L’Uomo Che Non C’era. Descrivere un sistema complesso è impossibile, perché il solo atto della misurazione influisce sul sistema stesso modificandolo.
Esistenzialismi coeniani a parte (li adoro!), chiamiamo in causa Josef Frank, l’architetto austriaco di origine ebraica oggi celebrato in rete in occasione del suo compleanno. Noi di Cinema10 non potevamo che unirci a questi auguri collettivi, naturalmente, e lo facciamo proprio partendo da L’Uomo Che Non C’Era.
Josef Frank, oltre che un grande architetto, era anche in illuminato pensatore, membro del Circolo Di Vienna, circolo austriaco culla del neopositivismo. Frank e soci furono testimoni della stesura del manifesto del neopositivismo, corrente di pensiero che critica la filosofia metafisica tradizionale.
Si legge nel manifesto, scritto nel 1929 e pubblicato sulla rivista Erkenntnis: “La concezione scientifica del mondo non conosce gli enigmi insolubili, il chiarimento delle questioni filosofiche tradizionali conduce, in parte, a smascherarle come pseudo problemi, in parte a convertirle in questioni empiriche, soggette quindi al giudizio della scienza sperimentale”.
Al Circolo Di Vienna si leggevano libri, si organizzavano conferenze, si collaborava con le università. Chissà che Josef Frank e gli altri membri del circolo non vedessero film tedeschi, famosissimi nel cinema di consumo europeo di quell’epoca. Con l’arrivo di Hitler il Circolo fu sciolto, ci fu spargimento di sangue, e i film provenienti dalla Germania evidentemente erano caduti nelle antipatie di quei pensatori.
A loro il cinema tedesco anni ’20 non sarebbe piaciuto: espressionista, astratto, visionario, fuori dalle regole. Bisognava vederlo molto da vicino, più li si guardavano da vicino e più ci si capiva. Un po’ al contrario rispetto al film dei fratelli Coen che, forse, al circolo di Vienna avrebbe ricevuto gli applausi ai titoli di coda.

































