La filosofia di Toy Story 3

Toy Story 3: La Grande Fuga è appena uscito nei cinema italiani in 3D e già si parla di successo incredibile, con cifre esagerate diffuse dalle sale sparse su tutta la penisola.
Ma perché tanto successo?
Beh, semplice. La Walt Disney ha saputo aggiornare e perfezionare un giocattolo già di per sé perfetto.

Sono passati 15 anni dal primo indimenticabile Toy Story. Era il 1995 quando la Pixar partoriva il primo film interamente digitale della storia del cinema e oggi il 3D abbinato a Toy Story 2 non fa altro che aggiornare qualcosa che già era partito un passo avanti agli altri.
E il merchandising dove lo mettiamo?
Sono mesi che vediamo negozi e negozietti invasi da gadget e oggettistica riguardante gli eroi Woody e Buzz Lightyear,
Astucci, spillette, magliette, zaini, quaderni, macchinine, giochi da tavola. Insomma, chi più ne ha più ne metta e la Walt Disney è maestra nel generare aspettative e curiosità riguardo il film-evento in uscita.
D’altronde Toy Story, in tutti e tre i suoi capitoli, è sempre stato un film per tutti.
Non solo per i bambini che vedono vivere ed esistere i propri giocattoli (sempre che ci sia qualcuno che ancora gioca con i pupazzetti anziché con la Wii o la PSP), ma anche per i grandi.
E la Walt disney sa sempre acchiapparli tutti quanti, mettendo in scena la storia di un manipolo di giocattolini che potrebbero essere quelli dei nostri figli, ma che sicuramente sono stati anche i nostri.
Buzz e Woody, poi, rappresentano appieno lo stereotipo del mito americano.
Sono un cowboy e un astronauta, due icone a testimoniare due diverse storie di un intero Paese che nel gioco diventano contemporanee e si aiutano per sfuggire ai pericoli.
Ma è inutile che vi dica tutto questo per invogliarvi a vederlo.
Lo avete già visto no?
La filosofia di Toy Story 3


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