S’è presentato a Venezia per promuovere il suo nuovo documentario “Capitalism: a Love Story”, ma Michael Moore non si è lasciato scappare qualche critica (di diritto) al nostro Governo e, intervistato dalla giornalista Silvia Bizio di Repubblica, non ha usato mezze parole per dirci la sua raccomandazione: “Cercate di risolvere il problema Berlusconi e fatelo in fretta, perché non ci state facendo una bella figura, come italiani”. Nel suo film,
“Capitalism: a Love Story”, Michael Moore disegna un finale speranzoso dove è possibile vedere la fine del capitalismo e trovare una soluzione radicale. “I cambiamenti succederanno, sono già cominciati. Basta guardare l’elezione di Obama, ancora ci viene da chiederci come sia successo. Tre anni fa era difficile in America immaginare un presidente nero, ma come per il crollo del muro di Berlino quando è successo non ci sono voluti vent’anni, è successo rapidamente. Ora è importante che chi ha votato per Obama sia pronto ad essere coinvolto attivamente, lui non può fare tutto da solo. La democrazia non è un movimento passivo, bisogna partecipare”.
Per realizzare il film che ha portato a Venezia, Michael Moore ha detto di averci messo dentro tutti i sogni che coltivava fin da bambino, forse per paura che fosse l’ultimo film: “Questa volta ho pensato: e se non mi fanno fare più film? Se devo dire tutto quello che voglio dire in un unico film? L’ho fatto con questo atteggiamento: dovevo far vedere queste cose con la speranza che la gente si alzi in piedi e si ribelli”.































