Dallo scorso venerdì è nelle sale italiane il nuovo film di animazione dal gusto retrò di Stèphane Aubier e Vincent Patar dal titolo Panico Al Villaggio.
La storia è ambientata in un villaggio chiamato, appunto, Villaggio dove vivono un indiano di nome Indiano e un cow-boy di nome Cow-Boy che ha un cavallo che si chiama Cavallo.
Per il compleanno di Cavallo, i suoi amici vogliono ordinare 50 mattoni per costruire un barbecue, ma sbagliano e si ritrovano qualcosa come 50 milioni di mattoni.
Non aspettatevi il solito film di animazione digitale ultrapatinato come quelli che siamo abituati a vedere con firma Walt Disney Pixar o Dreamworks.
Aubier e Patar danno vita a questo lungometraggio animato con forme squisitamente retrò dando vita ad una storia per bambini con protagonisti proprio i giocattoli dell’infanzia.
Eppure i bambini, in questa storia, non entrano assolutamente in gioco.
Non è come in Toy Story, dove Andy è comunque una presenza fissa essendo Buzz e Woody membri della sua compagine di giocattoli.
Qui sono cavalli, statuine e soldatini con la base ad animare la trama di Panico Al Villaggio consentendo alla pellicola di viaggiare su un filo di spensieratezza e incoscienza.
Panico Al Villaggio, come detto prima, è un film per bambini. Ma non solo.
I protagonisti si muovono nell’indeterminatezza tipica del mondo della fantasia, quel mondo che i pargoli animano ogni giorno quando giocano.
Per calarsi nella realtà onirica e tipica della loro età, ai bimbi basta un soldatino e un cavallo con un cow-boy.
Per i grandi, passato quel tempo, consigliamo di andare al cinema.































