Pietro di Gaglianone, un pugno nello stomaco nell’Italia violenta

Questa mattina lavorando sulla consueta rassegna stampa riguardante il mondo del cinema
mi sono imbattuta più volte nei complimenti
rilasciati al film Pietro di Daniele Gaglianone,
presentato ieri sera in Concorso al Festival Internazionale del Cinema di Locarno.

Pietro racconta la storia di un ragazzo di Torino che campicchia distribuendo volantini pubblicitari e vivendo una situazione famigliare non proprio tranquilla.
Applausi, commozione e grandi riconoscimenti per il regista anconetano, al suo terzo lungometraggio dopo I Nostri Anni (2000) e Nemmeno Il Destino (2004).
Pietro è stato prodotto in maniera indipendente da Gianluca Arcopinto, il film è costato soltanto 120mila euro e da parte della stampa di settore si sta facendo di tutto per promuoverlo affinché trovi una distribuzione nelle sale almeno in Italia.
Il film l’ho ideato tre anni fa mentre ero in uno stato d’animo furente – ha dichiarato Gaglianone – Mi sentivo tagliato fuori anche dal cinema. Per questo ho notato alcune cose con uno sguardo diverso. Ho notato quelli come Pietro, gli invisibili, gli sfruttati. Non tutto il mondo è così, ma c’è un mondo che è così. E ho sentito la necessità di raccontarlo”.
Pietro è un pugno nello stomaco nell’Italia del realismo invisibile: tagliato fuori, autofinanziato, nascosto, quella piccola realtà di cui parla Gaglianone fa tanto male a sentirne parlare quanto bene a vederla trovare voce nei capitoli del nostro cinema.

Pietro di Gaglianone, un pugno nello stomaco nell’Italia violenta


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