Il film “Halloween – La notte delle streghe” uscì nel 1978 per opera del maestro dell’horror John Carpenter. “Perfetta macchina per mettere spavento”, il dizionario del cinema Il Morandini a suo tempo individuò in questo film un capolavoro in cui “il cinema, la realtà e l’horror coincidono”. Siamo nella vigilia d’Ognissanti, 31 ottobre. Uno psicopatico che ha perso la parola, Michael Myers, evade dal manicomio quindici anni dopo l’aver sterminato la propria famiglia quando era ancora un giovane ragazzino. Ha in testa di recarsi ad Illinois e concludere il lavoro con la sorella sopravvissuta.

Michael Myers è un Male archetipico, il suo orrore sta nella sua presenza ed in questo, in termini prettamente mitologici, si rifà ai grandi classici dell’orrore cinematografico, a partire dal “Nosferatu” di Murnau. Non a caso, “Halloween: La notte delle streghe” ha pochissimi dialoghi, le scene di paura giocano tutte sulla dialettica tra campo e fuoricampo, tra visibile e invisibile, dove la sagoma di Michael Myers, presenza demoniaca facente capo ad una pallida maschera del Capitano Kirk di “Star Trek”, appare e scompare come il fantasma vendicativo quale è.
L’immaginario della notte di Halloween consegna al film una ritualità maligna, dove il Demone della zucca fa capolino per portare a termine la sua cerimonia. In questo film buio, lento, sostenuto da una colonna sonora che martella l’inconscio, si urla solo quando si percepisce la presenza di ciò di cui si ha paura e, alla fine della storia, restano in memoria scene dannate e appassionate, affettate e lacerate come quelle che ricordiamo dopo aver avuto un incubo.
Il film che sta per uscire nelle nostre sale, “Halloween 2” di Rob Zombie, è il seguito dell’eccellente remake uscito due anni fa. Il tema principale è la famiglia: come in altri generi (commedia, drammatico) del cinema americano di questi anni, la famiglia è il luogo dove tutti i problemi della società moderna convergono, nel bene e nel male.






























