World Trade Center di Oliver Stone. Il cinema ha paura di testimoniare la storia

Il sergente John McLoughlin (Nicolas Cage), assieme ai colleghi Will Jimeno, Dominick Pezzulo e Antonio Rodrigues, vengono chiamati in soccorso dopo il secondo attacco ad una delle torri del World Trade Center. Giunto sul luogo del disastro, il sergente con il suo piccolo gruppo di soccorritori entra in azione per salvare i civili della torre sud. Quando la torre collassa, l’inferno di macerie seppellisce i soccorritori,

lasciandoli incastrati e schiacciati dal peso dei blocchi di acciaio e cemento. McLoughlin, Jimeno e Pezzulo restano in sofferenza senza possibilità di liberarsi. Col passare del tempo, l’agente Pezzulo si suicida con la propria pistola, mentre gli altri due vengono salvati, molte ore dopo, da un gruppo di soccorso guidato dal volontario Dave Karnes, del corpo dei Marines.

World Trade Center” è Il primo, necessario, kolossal hollywoodiano che rivivesse la tragedia di quell’11 settembre. Oliver Stone è un regista ripetutamente impegnato in film che raccontassero il conflitto bellico nei suoi rapporti con le istituzioni governative (“Salvador”, 1986; “Platoon”, 1986; “Nato il 4 luglio”, 1989), conosciuto anche per le storie d’inchiesta su alcune delle più importanti figure presidenziali (“JFK – Un caso ancora aperto”, 1991; “Gli intrighi del potere”, 1995). Con “World Trade CenterStone filma un omaggio all’eroismo degli agenti della polizia portuale di New York che affrontarono la tragedia.

La prima osservazione da fare sul film di Oliver Stone è che manca del tutto l’indagine politica: nessun personaggio approfondisce le scelte del Governo, o chiama in causa Bush o al-Qaida. L’attentato al World Trade Center nel film di Stone è mero evento storico, episodio da commemorare, di cui l’immaginario collettivo deve impossessarsi. Manca praticamente il contesto politico.

World Trade Center è allora la storia di una tragedia e della rispettiva lotta delle istituzioni. Il film si apre con una premessa: “These events are based on the accounts of the surviving partecipants”, definendo subito che si racconterà una storia, così come ce la riferiscono i diretti interessati. La New York che si vede fin dalle prime luci dell’alba è una città silenziosa. Alcune inquadrature fisse in campo lunghissimo introducono i diversi quartieri, consegnando l’immagine di cartoline in movimento di ruotine quotidiana.

Gli attentati alle torri non vengono messi in scena: nel film non vediamo nessun aereo schiantarsi. Solo le loro ombre passano sulle strade della città, accompagnate da un brevissimo silenzio audio. Da questa “sospensione” della quotidianità, entriamo nel vivo della tragedia. “Siamo preparati a tutto: autobombe, armi chimiche, biologiche, un attacco dal cielo, ma non a questo. Non per una cosa del genere. Non c’è un piano, non l’abbiamo fatto” esclama il sergente McLoughlin dirigendosi sul posto.

In sintonia con quanto espresso dalla politica dei media in quell’occasione, nessun scena del film lascia vedere sangue, o cadaveri dei civili: soltanto fumo e macerie vengono filmati nel film di Stone, dando all’episodio una veste di “evento tragico”, quello del Male che irrompe sulle nostre strade, e non di una cronaca di migliaia di morti. “World Trade Center” è un film molto cauto, non gli manca il coraggio di raccontare un tema delicatissimo e sul quale, all’epoca, si sapeva molto poco. Con questo film Oliver Stone entrerà nella storia come primo regista ad aver portato sul grande schermo la sconfitta dell’America di quell’11 settembre 2001: e non è poco.
“L’11 settembre ci ha fatto vedere di cosa è capace l’essere umano.

Del male, si, certo, ma ha anche messo una luce su una bontà

di cui avevamo dimenticato l’esistenza. Uomini che si occupano

 di altri uomini, solamente perché è la cosa giusta da fare.

È importante parlare di quella bontà, ricordarla…

perché io ne ho vista tanta, quel giorno


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